Mauro Paolo Montacchiesi per “Torneremo a guardare il mare” di Maria Teresa Infante

TORNEREMO A GUARDARE IL MARE
Pensieri riversi, posizione fetale
Di Maria Teresa Infante
Oceano Edizioni
(Commento breve, soggettiva interpretazione, di Mauro Montacchiesi)

«Pictoribus atque poetis quidlibet audendi semper fuit aequa potestas».«Poeti e pittori hanno sempre goduto del pieno diritto di tentare tutto»Orazio Flacco, Quinto (65-8 a.C.) Ars poetica: vv. 9-13

IL MARE è l’essenza della vita e, per questo, è il simbolo della vita. A motivo della sua incessante dinamica, questa essenza di vita può rappresentare una condizione di ansia e di irrequietezza dell’essere umano, una specularità della sua vita, con tutte le “fluttuazioni” dei suoi aneliti e delle sue passioni. Il mare, da sempre, ha polarizzato l’interesse dell’Uomo, da sempre gli ha trasmesso una sensazione di benessere, di tranquillità. Il suo colore, il blu, apporta equilibrio alle emozioni, induce alla riflessione. Il mare, icona per antonomasia dell’inconscio, elicita l’Uomo ad un iter mentis ad ima fundamenta, ad un viaggio nelle sue profondità che deve perfezionarsi con l’acquisizione di una più ampia conoscenza di sé stesso, di una più ampia comprensione di sé stesso. Il mare è acqua, principio universale femminile, spirito del creato, Madre per antonomasia, linfa di vita (Pensieri riversi, posizione fetale).

Fetale agg. [der. di feto]. – (med.) [che ha riferimento al feto: vita fetale.] ≈ ‖ intrauterino, prenatale. ▲ Locuz. prep.: in posizione fetale ≈ accoccolato, accovacciato, raggomitolato, rannicchiato come un feto. (www.treccani.it)

L’immagine di copertina “Come in cielo così in terra”, acquerello di Marika Grassano.
Ut pictura poësis “Come nella pittura così nella poesia” (Orazio: Ars Poetica )Come dire quindi “la poesia è come un quadro” o “un quadro è come una poesia”.


Quella di Marika Grassano è un’Arte totalizzante che, molto soggettivamente, è riconducibile all’Astrattismo di Vasilij Kandinskij, ad esempio al suo “Primo Acquerello Astratto”. Va considerato che la visione dell’acquerello di Marika Grassano avviene on-line, dalla copertina del libro “Torneremo a guardare il mare”. Il cachet estetico della Pittrice Marika Grassano, declinando dalla dimensione reale, … < astrazione /astra’tsjone/ s. f. [dal lat. tardo abstractio -onis, der. di abstrahĕre “astrarre”]. – 1. (filos.) procedimento attraverso il quale si ottengono concetti o idee astratti, idea che non ha rispondenza nella realtà. (www.treccani.it)>

… enfatizza l’istanza dell’Artista di trascendere l’oggettività, di veicolare la propria, completa emancipazione espressiva, di manifestare orgogliosamente la propria personalità eterodossa. Dalla cifra demiurgica si può postulare che Marika Grassano concepisca la sua Arte attraverso percezioni, sensazioni, estemporaneità. Elementi che germinano dall’emotività del suo universo interiore. In Kandinskij molto importante fu la ricerca dell’impressione e dell’incidenza dei valori cromatici sia nell’osservatore sia nell’Artista, da enucleare dalla spiritualità più recondita, più incontaminata, ponendo l’enfasi sul significato psicologico dei cromatismi (prevalenza del colore in un quadro e dell’espressività in uno stile) in seno all’opera stessa. L’acquerello “Come in cielo così in terra” è precipuamente caratterizzato da tre colori: blu (varie tonalità), bianco e fucsia (si rammenta che la visione dell’opera avviene on-line e non de visu). Il blu è emblema di intelligenza, di sincerità, lealtà, perseveranza. Il blu significa complessità, femminilità, anelito di infinito, sensibilità. Il bianco si associa al libero arbitrio, alla catarsi, alla concordia, alla palingenesi personale, all’illuminazione. Il colore fucsia è ottimismo, eleganza, intensità emotiva, ma anche contraddizione. Avvalorando la tesi del demiurgo dell’Astrattismo, Marika Grassano ha “astrattamente” reificato alcuni tratti della sua personalità.

Maria Teresa Infante:
Ancora una volta la scrittura mi ha salvata, aiutandomi non ad estraniarmi dal mondo ma plasmando “il mondo fuori” a mia necessità e bisogno, per mantenere invariato il baricentro, non perdere la strada e il cammino a cui siamo destinati.
L’Arte è il filo di Arianna che permette l’esodo dal labirinto: è il labirinto zero.http://www.massimilianobadiali.it/LABIRINTOZEROmassimilia… L’Autrice, in realtà, sembra ancora trovarsi, incerta, all’interno del proprio labirinto esistenziale. Afferma: “… aiutandomi non ad estraniarmi dal mondo …”. Per converso si estrania dal mondo, poiché plasma “il mondo fuori” a sua necessità e bisogno.

Crearsi un’aspettativa è proprio come pitturare una figura mentale di come qualcosa sarà, giusta il nostro io, nondimeno nel mondo reale, ove non esistono valori assoluti su cui contare, è semplice vederli eclissare, assumendo il modellato non più di un dipinto, bensì di una densa foschia che avviluppa e permea ogni nostro senso, assumendo il nome di utopia. Questa utopia ha l’esiziale capacità di recidere completamente la tangenza con la realtà, spingendo l’individuo a vedere in quest’ultima (la realtà) esclusivamente quanto anela vedere per convenzione, ma allorché il risultato seducente della densa foschia si dirada, ebbene, inderogabilmente, dolorosamente ci si scontra con essa (con la realtà). Questo evento è denominato da Schopenhauer il ‘’velo di Maya’’. Secondo Schopenhauer è d’uopo lacerare questo “Velo di Maya”, onde poter approdare ad un’altra vita, non più fenomenica e fallace, bensì noumenica, ossia senza false illusioni. Ma l’Uomo non è proclive a questa soluzione.

… per mantenere invariato il baricentro, …” (MTI)
Se la scrittura ha salvato l’autrice plasmando “il mondo di fuori” a sua necessità e bisogno, per mantenere invariato il baricentro (centro di gravità, punto centrale), chi, che cosa è il baricentro? È cogentemente l’autrice stessa, baricentro di sé stessa. Homo mundus minor (Severino Boezio), l’Uomo è un mondo in miniatura. L’autrice vive nel proprio microcosmo parlando alla prima persona singolare (Io, individualismo), ma subliminalmente, repentinamente, navigando nell’ossimoro, passa alla prima persona plurale (Noi, universalismo):

“… non perdere la strada e il cammino a cui siamo destinati.” (MTI)
Patente, vibrante è il manicheismo intrinseco che vive l’autrice, tra il microcosmo (Io) che non vuole segnare il passo e il macrocosmo (Noi) che deve fiorire. Una conferma all’istanza di macrocosmo è tangibile nel titolo del libro “Torneremo a guardare il mare”, dove l’Artista si esprime ancora una volta alla prima persona plurale.

Torneremo a guardare il mare, Oceano Edizioni, come la Stessa afferma, è il frutto di un colloquio intimo.
Un dialogo dissacrante e illogico, forse, ironico e doloroso di una ricerca silenziosa.
Prosa e poesia, in 105 pagine, a sostegno l’una dell’altra in dissertazioni mentali, palindromi di un pensiero libero. Un testo pregnante di timori, dubbi, smarrimento, rifiuto e rivolte interiori, emozioni represse, soppresse e riemerse per non arrendersi alla speranza di tornare ad accarezzare il mare, simbolo degli elementi naturali.

Noli foras ire, in te ipsum redi;
in interiore homine stat veritas;
et si tuam naturam mutabilem inveneris,
trascende te ipsum.
Sed, memento cur te
trascendis, ratiocinantem
animam te trascendere.
Illuc ergo tende, unde ipsum lumen
rationis accenditur .

Non uscire, torna in te stesso;
la verità sta nel cuore dell’uomo;
e se scopri che la tua natura è mutevole,
trascenderai te stesso.
Ma ricorda che vai oltre il ragionamento.
Hai trasceso la vita.
Lì, quindi, tendi verso lì, dove
la stessa luce della ragione si accende.
( De vera religione – Sant’Agostino)

Si può affermare che M. Teresa Infante abbia compito questo “percorso agostiniano” trovando, a posteriori di una dolorosa catarsi, la verità nel proprio cuore ed ora tende lì, dove la stessa luce della ragione si accende. Ed infatti lei stessa afferma:

È un non esserci, in un atto di fede propiziatorio al Nuovo, il rafforzarsi di un credo spirituale in cui avverto incessante la necessità di essere parte delle “cose di fuori” in simbiosi con l’armonia del Creato in cui ravvisare tutta la bellezza e la meraviglia di un bene supremo, l’unico a cui devo ubbidienza.
Il punto zero da cui ricominciare per rimanere “dentro” dove le emozioni continuano a scalare il cuore.
Dove il silenzio è l’intima ribellione. Nasce così un triplo carpiato nelle profondità in cui tutto rimane incontaminato e sei “fuori” da ogni logica.

E’ palingenesi pura, ripartendo dal punto zero. Il microcosmo ha segnato il passo, il macrocosmo, le “cose fuori” sono germogliate. In fieri, inarrestabile è, di questa straordinaria Donna, l’itinerarium mentis in Deum, ciò che San Bonaventura di Bagnoregio, nel 1259, sulla base del pensiero agostiniano, definì come conoscenza della propria realtà umana e dall’interiorità del proprio spirito per elevarsi alla conoscenza e all’amore di Dio, fin dove la parte più pura della mente avverte il flusso incessante della grazia di Dio.

Torneremo a guardare il mare – Maria Teresa Infante
– Corriere di Puglia e Lucania (corrierepl.it)
– OceanoNews

Mauro Paolo Montacchiesi
Scrittore e saggista, nonché accademico dell’Accademia Tiberina. 
Negli ultimi 15 anni si è occupato della pubblicazione dei suoi libri di poesie, recensioni e saggi per artisti e poeti. Montacchiesi è membro del World Poetry Forum, dell’Accademia di Roma Giuseppe Gioachino Belli e del movimento artistico Labirintismo, che ha co-creato con Massimiliano Badiali. [9] Presso l’AIM (Accademia Internazionale d’Arte Moderna di Roma) ha ricoperto la carica di Amministratore Delegato e Socio Co.SPA (COMITATO DI STUDI PER LA PROGRAMMAZIONE ARTISTICA. [10]
https://en.wikipedia.org/wiki/Mauro_Montacchie
si

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