Vademecum della gelosia. Per non morire d’amore

Otello e Desdemona- immagine web

Otello – Questa è la causa, la causa mia, anima mia! E ch’io non la sveli a voi, stelle innocenti! È la causa. Eppure non voglio versare il suo sangue, né ferire la sua pelle ch’è più bianca della neve e levigata come l’alabastro dei sepolcri. E morir deve, ché altrimenti ingannerebbe altri uomini. (Shakespeare)

Gelosia, un male oscuro eppure onnipresente. Compagna perenne, fedele come un’ombra, silente e minacciosa, pericolosa in un rapporto di coppia. Presente sotto varie forme, con l’anima di un trasformista, si manifesta subdola e strisciante, istrionica, dai mille volti come una maschera pirandelliana. Difficile definire se si tratti di un sentimento, di un’emozione o di uno stato d’animo in quanto siamo al cospetto di una condizione emotiva-affettiva molto complessa in cui sono tanti i fattori interagenti.

La gelosia non è il frutto di un ragionamento razionale ma una reazione istintiva; è un riflesso primordiale, irrefrenabile e involontario che scaturisce dalle nostre profondità. Non a caso viene definita “l’altra faccia dell’amore.” Fa parte sicuramente dell’innamoramento, ma ne deturpa i lineamenti, sfociando nel possesso dell’altro come a difendere un bene conquistato, un possedimento a cui rinunciare diventa difficile, se non impossibile quando diventa patologica.

Studi scientifici ci dicono che esiste una base biologica, un substrato genetico insito nell’uomo da tempo immemore che può manifestarsi in maniera più o meno accentuata.

Secondo le teorie di Darwin, così come tutti i comportamenti istintivi, la gelosia nasce come esigenza di difendere la specie nella sua continuazione attraverso la prole. Infatti fin dalla preistoria l’uomo subiva la gelosia per tutelare la sua femmina e di conseguenza assicurarsi la continuazione dei propri geni (con lo scopo di non farla fecondare da altri), come pure le femmine cercavano di avere il possesso sull’uomo affinché non si trovassero sole e di conseguenza senza prole da allevare (per l’insito istinto di maternità) o prive di un compagno che le aiutasse nel compito di tutela dei piccoli.

In pratica l’essere gelosi aumentava la possibilità di riprodursi legando a sé una compagna e ciò fa pensare all’esistenza di un patrimonio genetico di tale sentimento, teoria che trova conferma se rapportata al mondo animale in cui i maschi sono atti al controllo delle femmine e se ne contendono l’esclusiva, anche se in questi casi si tratta più esattamente di territorialità sessuale.

Sta di fatto che partendo dall’osservazione dei comportamenti animali, sostenuti dalle teorie di Darwin, i biologi evoluzionisti affermano che la gelosia è comunque il tentativo di non perdere il proprio “investimento affettivo” che è un sentimento estremamente complesso, non solo attività di geni e neurotrasmettitori.

Negli esseri umani entrano in gioco le infinite sfumature dei sentimenti – amore, passione, (in)sicurezza affettiva – e la gelosia si evidenzia nelle forme più disparate a seconda delle situazioni e delle componenti della personalità sotto forma di rabbia, frustrazione, amarezza, angoscia, violenza.

Secondo Freud esistono due forme diverse di gelosia, una rivolta verso la persona amata (in cui incide l’atteggiamento di frustrazione) e una alla persona verso la quale si prova rivalità (in cui incide il senso di astio e risentimento). Inoltre si manifesta in maniera diversa nei due generi; le donne sono preoccupate del coinvolgimento emotivo del partner rivolto a terzi sentendosi defraudate e private nella sfera affettiva, mentre gli uomini temono il tradimento fisico, vissuto come scippo di un bene proprio, per cui spesso la gelosia sessuale maschile esplode in forme violente, aggressive in cui i sentimenti dominanti sono malefici, sfociando in frequenti cause di maltrattamenti fisici, fino all’omicidio (femminicidio). Incide soprattutto la consapevolezza che dietro il tradimento sessuale della donna c’è quasi sempre anche il coinvolgimento sentimentale che può portare alla perdita della partner.

È accertato che i tradimenti femminili sono nel 67% dei casi di natura amorosa, mentre gli uomini nel 72% dei casi tradiscono per combattere la routine o per insoddisfazione sessuale.
A onor del devo dobbiamo ammettere che il genere umano non è per sua natura monogamo – la monogamia è una regola della convivenza civile – ma in esso è latente il desiderio di avere altri partner, che lo si voglia o no è insito nel suo DNA e da ciò si amplifica il conflitto interiore dovuto a un istinto naturale e al compimento di una “missione” che l’uomo è destinato ad assolvere con la riproduzione e la conservazione della specie. Se così non fosse la gelosia non avrebbe senso se non come risposta all’evoluzione quasi innaturale del concetto di fedeltà.

Chiaramente nel percorso della crescita umana sono intervenuti tanti fattori a regolamentare questo comportamento: la religione, l’educazione ricevuta, i principi morali, l’ambiente famigliare. La capacità di controllare tale istinto primordiale dovrebbe scaturire dalla crescita culturale che non va confusa con l’appartenenza a determinati gruppi sociali in quanto il grado di istruzione sembra essere ininfluente se non affiancato da altri fattori (es. un sano ed equilibrato sviluppo individuale) e le dinamiche interagenti sono varie e molteplici; molto conta anche la fragilità emotiva e l’insicurezza della personalità coinvolta.

Studiosi del comportamento umano consigliano l’investimento sul miglioramento della propria autostima mediante alcune strategie: rafforzare la fiducia in se stessi per ridurre ansia e aggressività; affinare le proprie abilità e capacità; ignorare tutto ciò che riguarda riferimenti psicologici all’ipotetico rivale per non farne una ossessione mentale.
Vademecum che, come preghiera del mattino dovremmo recitare ogni giorno invece di contare le vittime di questo assurdo pseudo-sentimento che svilisce la creatura tra le creature con tutte le sue tragiche sfaccettature.

L’8 marzo, il 25 novembre sono giornate simbolo per elevare la donna a individuo con parità di diritti. Basteranno una mimosa, una giornata da commemorare, un paio di scarpe rosse sbattute in faccia alla nostra coscienza a trasformare il pugno in carezza? Non credo, il rispetto si opera ogni giorno ma risvegliare i dormienti non fa mai male.

Otello – E dovrete così, raccontare d’uno che amò con grande trasporto, anche se non con pari saggezza.(Shakespeare)

Maria Teresa Infante







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