Pubblicazioni NARRATIVA

Il richiamo, Oceano Edizioni
Narrativa – Collana editoriale Icaro. Anno 2016
Pag. 120 – Prezzo di copertina: 13,00
Disponibile anche in e-book: 3,000
http://www.oceanonellanima.it/oceano/libro.php?id=20
Vincitore Premio Letterario Lupo – IX edizione 2016

Motivazione a cura del prof. Giovanni De Girolamo:
Uno stile raffinato e morbido, una narrazione davvero particolare, che lascia il lettore stupito davanti a un talento che sa maneggiare con maestria quel materiale vivo e pulsante che è l’esistenza umana, fonte continua di ispirazione.
Tutto è rintracciabile in questo racconto: il ritorno alle radici, il dolore del distacco, le difficoltà del vivere.
Un affresco in un microcosmo intimista, all’interno del quale ruota l’uomo con tutte le sue debolezze, la voglia di riscatto, la malinconia, ma anche la sua imperiosa voglia di continuare a essere, nonostante tutto, protagonista della propria esistenza.
Forte e tenero nell’impianto narrativo, scritto con profonda sensibilità descrittiva, il lettore avrà modo di entrare in un universo umano davvero speciale, dove luoghi, sentimenti e personaggi sono tratteggiati senza lasciare nulla al caso.
Prof. Giovanni De Girolamo
Commissione esaminatrice Premio Lupo
Concorso Letterario IX edizione 2016

Ci sono molti sud.
Quello di Maria Teresa Infante ha i colori, gli odori e gli afrori del Tavoliere. Li si percepiscono riga dopo riga, man mano che nella mente di chi legge acquisisce sempre maggiore densità la consistenza dei luoghi e dei personaggi.
Più che un romanzo, pure avvertito nell’incalzare della trama, il libro si offre come testimonianza di una condizione antropologica, allargata dal Tavoliere al Mediterraneo. (… ) Alla fine, oltre che attendere la soluzione umana e psicologica della vicenda, ci si ritrova arricchiti di una conoscenza etnografica. L’unicità irripetibile del Tavoliere e del repertorio che custodisce.
Una commedia umana che sa di terra, di vento e amore. (…)
Enzo Verrengia


(…) Maria Teresa Infante, che, malgrado abbia indossato i panni della scrittrice, non smentisce il suo essere poetessa, dai nomi dei protagonisti del romanzo, al barocco del centro storico della “Città d’arte” e gli antichi giochi, tutti elementi identitari che danno certezze, conferme, a chi conosce le “scene” in cui l’autrice ha messo in versi, alla fine, o come abile regista, ha girato tutto in un solo “ciak”, il romanzo.
Sì, sarà pure un romanzo, ma è calato nei fatti. Fatti che “parlano” di un Sud che esiste e che resiste, rimanendo unico nel suo genere. Unico come la fluidità della scrittura di Maria Teresa Infante. (…)
Beniamino Pascale


(…) Il romanzo, a metà tra storia e ricostruzione autobiografica, è anche una fedele descrizione degli ambienti, delle credenze, della scala di valori che ispirava l’esistenza del popolo italiano d’allora; una attenta esplorazione degli atteggiamenti umani, descritti analiticamente nei gesti e nella comunicazione. Non manca nemmeno un’intensa delicatezza nell’affrontare il tema sentimentale nei rapporti all’interno delle varie contestualità. (…)
Potrei liberamente definire “Il Richiamo” – sottotitolo “L’appartenenza” – un romanzo sull’accettazione, sull’essenza delle cose, sulle scelte di vita. Delicato, morbido, attento, emozionante, rivela tutta la sensibilità che risiede nella penna professionalmente matura e poetica di Maria Teresa Infante. È pur vero che la parola è sempre un’approssimazione della realtà, ma possiede vita propria e se lo scrittore, come nel caso dell’autrice, ha ricercatezza linguistica e stilistica, ne intensifica l’esistenza. Non la deprime. La rafforza.
Nei libri cerco calore umano. Nella scrittura cerco empatia. Chapeau Maria Teresa Infante.
Massimo Massa


(…) Un inno alle tradizioni e alla genuinità che tanti apprezzano ma che spesso non scelgono. Un inno alle donne che sanno soffrire in silenzio, che sanno amare per sempre, che portano i segni della terra che le ha partorite.
Un libro che, in alcuni tratti, mi ha ricordato il sentire di Ntoni nei Malavoglia del Verga da me tanto amato. Perché per me, questo libro sa di neorealismo, sa di un paese che è lontano dal mio ma condivide con esso odori e sapori e quel dolce sentire dei campanili che si ergono a guardia delle case e dei campi intorno, come i fari lo sono del mare.
Una scrittura scorrevole e piacevole. Una storia che si dipana con eleganza e intensità anche nei momenti in cui esplode la passione e dove, il dolore del divenire “donna” assume sì un colore forte ma nel contempo diventa un acquerello perché è stato donato per e con amore. (…)
Gabriella Nardacci


(…) Il richiamo è un viaggio a ritroso (nostos) nel vissuto personale e storico che spazia dall’etnologia-non si tratta d’ un resoconto antropologico in senso stretto-sino all’emigrazione verso il Nord Ovest per ragioni lavorative e al senso d’appartenenza alla “loro” terra che è evidente nel protagonista. Il discorso dell’Autrice è fluido, accessibile, ben strutturato. Gli odori delle zolle di terra si legano ai colori così vividi del mare, dei pampini, dell’azzurrità di un cielo terso in contrasto con l’odi et amo di un territorio abbandonato da uno Stato latente (l’Unità d’Italia come compromesso tra il gran latifondo del Sud e la nascente industria del Nord, il tutto capeggiato dalla peggior dinastia italiana, i Savoia).
Nell’opera della Infante si sentono gli echi di tal disappunto, di tal ingiustizia così da collocarla in quel ricco filone che dal Gattopardo, passando per Cristo s’è fermato a Eboli, giunge a quella linea “De Sanctis-Gramsci”, così esaltata dal Sapegno, Salinari e via dicendo. In fondo, mutuando il titolo di un capolavoro dell’etnologo De Martino, il Sud è terra del rimorso. Terra abbandonata a sé, latitanza statale, leggi Pica, serbatoio di voti del governo (…)
Enrico Marco Cipollini


(…) Tutte le figure femminili del romanzo spiccano titaniche, iconiche, accostabili nelle caratteristiche alle Grandi Madri, le divinità della terra e della rinascita e ugualmente fertili e generose, dolenti e immobili, immutabili nell’amore e nel dono prodigato ad onta della pochezza dell’elemento maschile che, non parimenti dotato di generosità e intuizione, talvolta depreda e offende. (…) il tema portante dell’appartenenza e dell’importanza della continuità si innesta a quello del viaggio per crucem ad lucem di Peppino e ai grandi temi dell’esistenza: vita, morte, rigenerazione, amore.
L’impianto narrativo si avvale della tecnica del flash back. E le vicende si snodano intrecciate e fluide, grazie all’incredibile talento dell’autrice, senza alcuna caduta di tensione, – e sembra che il destino ci metta la mano, non mancando neppure il colpo di scena – attraverso un racconto che ha molto dell’affresco sociale e storico ed anche folkloristico, tanto da rendere il testo assimilabile al genere del romanzo storico, seppur breve; il che, lungi dal costituire un demerito, è senza dubbio alcuno un pregio, vista la direzione intrapresa dalla moderna letteratura con le nuove necessità di brevitas.
Una lettura che consigliamo vivamente, certi dell’apprezzamento.
Maria Grazia Genovese


(…) La Letteratura che MT consacra alla Sua Terra è pura, istintiva, diretta, senza contorsioni. “Il richiamo” è icastico messaggio d’amore di MT, di cor unum con il Suo Tavoliere, fantasmagorico caleidoscopio di realtà montane e marine, di policrome realtà agresti, di antiche attività rurali in cammino, chissà, verso struggenti evanescenze. Il romanzo induce a speculazioni umane e psicologiche ed è volano di crescita culturale, segnatamente in ambito di scienze sociali, per quel che concerne l’originalità del Tavoliere e del suo preziosissimo scrigno storico-artistico. In questo romanzo c’è l’universale del Sud che passionalmente narra sé stesso! L’Ars Scribendi di MT è estetizzante, souple. Il suo magistero descrittivo fa vibrare tutti gli elementi musaici de “Il richiamo”, attingendo dalla sua inesauribile Fonte Castalia, pittorescamente reificandone i messaggi. (…) La sensibilità di MT, con cristallino fluire, conduce per mano il lettore, tra gli iridescenti meandri di un policromo universo di sentimenti e di umane vicende, fino a fargli sinesteticamente vedere, toccare, i personaggi ed i luoghi, in un mai scisso, bensì ibrido, orfico alone di poesia. Il Richiamo è un invito ad amare.

Mauro Paolopietro Montacchiesi

Carissima Maria Teresa,
con l’odore della terra bagnata dalla pioggia e quello della polvere da sparo ancora nelle narici, con le coperte buone appese in onore della Madonna Nera ancora negli occhi, sono qui a dirLe quanto piacevolmente mi abbia trascinato la lettura del Suo romanzo.
Sensazioni vivide, ricordi lontani dell’infanzia mi hanno sopraffatto e, in più punti, mi sono ritrovato con gli occhi oltre la pagina, proiettati in una diversa dimensione spazio-tempo: quella di un’Italia appena uscita dal secondo conflitto mondiale, in bilico tra ristrettezze e incalzante progresso. Nel meridione, poi, in particolare, tra pregiudizi millenari e rivoluzione socio-culturale, così andavano le cose.
Mi sono rivisto nel vestitino buono delle feste, con scarpe di un numero più grande, per farle durare più a lungo, tra le leccornie semplici di un mondo che ancora non conosceva la grande distribuzione e i cibi spazzatura.
Nelle pene d’amore della giovane Lucrezia, sedotta e abbandonata, v’è l’universale, umano travaglio della crescita sentimentale, che a pochi, forse a nessuno, risparmia il dolore di una grande passione non corrisposta, viatico indispensabile per comprendere ed apprezzare la serenità di rapporti più maturi, in cui l’empatia e la solidarietà prendono il posto delle farfalle nello stomaco.
Lei ha saputo rendere tutto questo in modo elegante, abile, sfumato, cioè con quella tenuità di cui necessitano i sentimenti, sprigionando rara forza evocativa. (…)
Claudio Lecci

Il suo veloce e denso romanzo si fa leggere tutto d’un fiato.
Per due ragioni, a mio parere.
Primo perché lo stile è “polito”, come ci diceva al liceo il professor Zolli, coautore del Dizionario Etimologico della Lingua Italiana. Uno stile che sa rendere facile il difficile, semplice il complesso, senza mai perdere spessore. Ogni parola, sia verbo, nome o aggettivo, è collocata al posto che le compete e così conferisce significato pieno a ogni frase. Un registro lessicale sensibile e armonioso che ti fa gustare appieno la narrazione.
Secondo perché mi sembra d’aver intuito che è un romanzo nato e maturato nel tempo. Come diceva qualcuno, ci sono libri che ti crescono dentro negli anni. Poi arriva l’occasione giusta e lo scrivi nel modo giusto.
Per essere “giusto”, Il richiamo non poteva essere scritto in altro modo che nel modo in cui l’ha scritto Maria Teresa. (…)
Marco Quarin

(…) È un piacere sentire i rumori e le sensazioni, l’agire delle tre donne del romanzo.
Personaggi ricchi di pathos.
“L’ appartenenza”… la speranza delle terre del sud
non facciamo morire il nostro Meridione
nella morsa delle mafie, e l’indegna politica )
– nel nostro piccolo – scriviamo…
esaltiamo gli uomini di buona volontà, uomini che lottano tutti i giorni per una vita migliore.
È un bel romanzo! Complimenti!
Fausto Burdino



Sono entrata emozionata nel “Il Richiamo” di Maria Teresa Infante e lentamente mi sono affiancata nel viaggio di ritorno alle terre amate dell’Autrice. Attraverso l’anima di Peppino, volontariamente esule dal Tavoliere della Puglia, ho respirato i profumi, ho ammirato i colori e il calore di una Terra Madre che non chiede ma che non si può dimenticare. La gente di Puglia, le donne, le passioni, l’attaccamento doloroso e magnifico alla zolla arida ma generosa, le famiglie. Dipinge, Maria Teresa Infante, i sentimenti di tre generazioni, forti e teneri, allacciati al passato e protesi ai domani, i richiami dolci e strazianti, intrighi di provincia legata a una cultura ferma nel tempo, lo strazio delle perdite e dei rimorsi. La Terra, la Terra che richiama e vince, come vince sempre la silenziosa Madre. Come vince l’Amore e la Speranza. Lettura piacevole e scorrevole, interessante e appassionante. Bravissima amica mia, nel tuo romanzo pervade la Poesia!
Finito di leggere stamane mi rimarrà nel cuore. Vic 
Vittoria Nenzi


Un libro intenso, vissuto, intessuto di carne e passione, di vita e di amore, amore per la propria terra, per il vento, il cielo, il sapore del pane, il profumo del paese e della sua gente. Quel caldo amore che solo il legame del sangue può dare, il dolce e ritrovato calore della famiglia! Curati vividi reali i particolari, colti con dovizia ma senza tediare o forzare la lettura. I personaggi tangibili, silenziosamente forti possenti, poche parole e ne cogli l’anima; i sentimenti, a volte appena accennati, prorompono da ogni personaggio con tutta la loro intensità; e poi la scioltezza maestosa del racconto, il calore vivo dei ricordi, il cogliere con pochi essenziali tratti il cuore delle tradizioni della nostra terra, la riservatezza di certi nostri dogmi o tabù esposti con rispetto e sacralità, mai trattati con banalità.
Leggere “Il richiamo” è come tornare ad Itaca! È riscoprire ciò che ogni uomo conserva nella memoria antica del proprio passato, un viaggio a ritroso nel tempo a volte malinconico a volte pieno di emozioni dimenticate ma è un viaggio catartico, un immergersi nelle acque del Giordano per rinascere con le bianche vesti della memoria!
Francesca Misasi



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