Dialogando: Elisa Zoccheddu e la poesia dell’attesa

Empatia fin dal primo impatto poetico poi la conferma delle percezioni che si rinsaldano nel tempo. Elisa è lo specchio naturale della sua poesia, schiva quanto basta per dirti che si apre solo su porte socchiuse e non bussa a quelle chiuse, timida il giusto per quel senso di riservatezza forse tipico di una terra amara e pietrosa, passionale quando trova il bene corrispettivo e sa di potersi lasciare andare come l’onda che si consegna al mare, di cui conosce bene mareggiate e quiete. Tanto equilibrio sperimentato da funambola tra i dubbi che assalgono menti in continua elaborazione esistenziale. Non semplice strapparle anche delle risposte, più semplice se è un’amica a porle e la fiducia diventa il piatto della bilancia anche quando finalmente, decide di affidare le sue poesie a Oceano Edizioni. Ed oggi sono a chiederle di raccontarsi.

–  In pochi tratti riusciresti a definire chi eri e chi è oggi Elisa Zoccheddu?
-Ero una bambina molto curiosa, cresciuta troppo in fretta, con molte paure e sempre con una valigia in mano. Oggi ho raggiuto un’età in cui la ragione dovrebbe aprirmi gli occhi sulla realtà. La conosco così bene che cerco di non farmela amica. Alcune paure sono rimaste ma la voglia di esplorare è sempre viva. Ho due figlie. Mi chiedo se sono stata e sono, una buona madre.

Hai dribblato – ma non ne sono meravigliata – sulla tua natura poetica, cioè quell’essenza, scaturita dal vissuto da cui non potresti prescindere perché profondamente radicata in te. Come è avvenuto l’incontro con la poesia?
-Non è stato un vero incontro. Come un abito dell’infanzia, che conservi tra le cose preziose, è venuto alla luce, in un momento buio della mia vita. La poesia m’infonde il senso di eternità. Per questo l’amo. È come un’entità che mi avvolge, mi protegge.

Ci sono stati autori determinanti o che ti abbiano in qualche maniera stimolata affinché cominciassi a ricoprirti con quell’ abito che, man mano, cresceva con te?
Amo Grazia Deledda, la sua scrittura semplice e schietta mi rappresenta molto. Alda Merini, per l’amore verso la vita, nonostante il dolore. I poeti del 900, in particolare Giuseppe Ungaretti, essenziale ma profondamente loquace. Senza queste letture non ci si può approcciare alla poesia.

Quindi le tue preferenze sono per gli autori classici. E per quanto riguarda i contemporanei?
-Apprezzo molto anche alcune scrittrici contemporanee. Antonietta Langiu, per esempio, mia conterranea. Un grande bagaglio culturale che manifesta nella sua scrittura attingendo al vissuto molto ricco della propria terra. Molto simile alla letteratura della Deledda. Tu stessa, Maria Teresa, sai quanto sia sincera e non di parte, sei tra le mie autrici preferite.

Il tuo omaggio, che so essere sincero mi lusinga e sono imbarazzata anche nel ringraziarti. Passiamo oltre.  Se come alcuni affermano, siamo rimasti fermi a Montale, cosa credi che manchi alla poesia contemporanea?
Partendo dal principio che scrivere non vuol dire essere scrittori, credo che oggi manchi una buona dose di umiltà. Certo è un privilegio arrivare al cuore di chi ci legge. Per fortuna non mi ritengo una scrittrice, sostengo di essere una contadina, anche per nascita, che ogni tanto vede germogliare un seme.

– Quanto ti ha cambiata l’esperienza poetica? Credi abbia influito in qualche maniera sulla tua maturazione al sentimento, alla percezione delle cose e del mondo circostante?
– Non mi ha cambiata, Mi ha liberata. Il poeta è un libero pensatore, un rivoluzionario. Non scenderà mai a compromessi, falsificando il suo sentire. Mi piace pensarlo, per questo ritengo che la poesia è libertà.

– Da Baratili (OR) tuo borgo natio ad Aosta. Quanto sono stati determinanti i luoghi, la gente, gli affetti nella tua vita?
– Ho lasciato la mia famiglia che ero una bambina. Questo ha influito non poco sul mio carattere e sulla percezione che ho delle cose. Ho dovuto guardarmi le spalle molto presto, sono un’attenta osservatrice. Ho acquisito una sensibilità che spesso mi ha procurato grandi dolori. La poesia mi ha dato la possibilità di esprimere ciò che non potevo manifestare nella vita di tutti i giorni.

– La tua prima silloge “È solo un istante” Oceano Edizioni, è un fascio di emozioni di cui conosco bene i contenuti, intimi, intensi ma vorrei li esponessi con le tue parole.
Con “È solo un istante” ho voluto fissare i ricordi, la nostalgia per la mia terra.  Mia madre è spesso presente nelle mie poesie. A lei devo molto, anche se la lontananza ci ha divise.

Percepisco nel tuo libro e anche nella maggior parte delle tue liriche un profondo senso dell’attesa, di qualcosa in divenire e l’incertezza dell’accoglienza: / … il vuoto giaciglio aspetta carezza/; … in silenzio resto assorta/quasi prego…/; accarezzo il suo corpo/mi metto in ascolto…/; … sono partita/ma sono rimasta/in quella strada/ a me tanto cara…/ Leggo il dubbio del “cosa sarà.”
Si, l’attesa di ritornare. Di ritrovare, il mio pezzetto di cielo. È descritto in alcune poesie: /…verranno a chiedermi dove son stata/ se è vero che qui ci son nata./ Quasi nessuno mi riconosce. Sono figlia di… allora fanno mente locale e torno ad appartenere. Non ho partecipato alla vita della gente della mia terra. Non so spiegarmi, sai. Vero che nessuno sa chi io sia davvero, magari quando mi “vedono in ferie” credono che io abbia fatto fortuna e che sia voluta andar via ma non è così. Nessuno riuscirà a leggerti davvero dentro, a comprendere le tue scelte. A volte sento il bisogno di arrendermi pensando che alcune cose non mi appartengono più, a volte mi rialzo e continuo il mio cammino. È la terra che mi manca tremendamente ma quella non me la toglie nessuno. È con lei che parlo. Questo è.

– Ed è un dialogo intenso. Voltando “tremendamente” pagina, cosa pensi del mondo editoriale attuale? Eccessivamente selettivo o fazioso? Ti soddisfano gli scaffali delle librerie?
Il mondo editoriale è molto attraente. Avere tra le mani il proprio libro è una grande soddisfazione.  Scrivere per contratto non lo trovo gratificante. Si scrive quando si ha qualcosa da dire. Sfornare un romanzo di 300/400 pagine all’anno, a parte il profitto, è faticoso e poco credibile. Personalmente quando acquisto un libro conosco già l’autore, e quasi mai mi sono pentita di aver investito i miei soldi per una buona lettura.

Non stiamo attraversando un bel momento a causa dell’emergenza covid. Questa esperienza, nuova, drammatica, ha provocato in te dei cambiamenti? In che maniera stai tutelando la tua serenità?
– Avrei tanto da dire, mi soffermerò su un punto. Mai come ora siamo accumunati dalla stessa emozione: la paura. La paura rende fragili, provoca disagio, toglie la speranza. La paura può portare ad avere pensieri distruttivi, ad accelerare quel momento tanto temuto dal quale non possiamo sottrarci: la morte. Viviamo in un mondo che insegue l’impossibile, andiamo sempre di fretta. Non ci voltiamo indietro, non ci accorgiamo di quel lembo di umanità che si trova accanto ai nostri passi. Il nostro benessere è la priorità. Basterebbe osservare le stagioni che si susseguono per capire chi siamo. Non possiamo esimerci dal considerare la natura di cui facciamo parte. Siamo elemento organico, della stessa sostanza della terra. Tornando alla tua domanda… Si è acuita in me una certa avversione verso una realtà che non mi si addice. Non credo di essere la sola. Di questa emergenza mi ha colpito e mi colpisce, la solitudine dei malati. La stessa che ha visto andarsene molte persone sfortunate. L’impotenza dei loro cari che, con indescrivibile dolore, non hanno potuto esser loro vicini, di non aver potuto elaborare il lutto. So che nonostante le tragedie che ci colpiscono, non facciamo un passo avanti. Non c’inchiniamo di fronte alle cose semplici, pensando che tanto, a noi non succederà. E allora continuo per la mia strada. Leggo, curo il mio orto, e rendo grazie al Padre Celeste.

E come affermi se avessimo consapevolezza delle nostre fragilità forse, un giorno, avremo imparato qualcosa. Intanto hai progetti da portare a termine riguardo alla scrittura?
-Da anni ho una storia nel cassetto. Non so quando e se la porterò a termine. Posso dirti che non riguarda la poesia.

–E io che mi aspettavo uno scoop! Pazienza! Però sarò buona e ti regalo un voucher per una vacanza. Solo un bagaglio a mano, cosa porti con te? Dove andresti? Da sola o in compagnia di…?
Non ho dubbi. Andrei al mare, (Sardegna) da sola. Poche cose, da stendere al vento, qualche libro e una Polaroid (esiste ancora?) Biglietto di sola andata.

  • Quasi quasi ti accompagnerei ma poi non saresti più sola. Grazie mille Elisa per la tua franca disponibilità e… buon viaggio, al momento in compagnia di qualche verso.
  • Grazie per questa chiacchierata, molto gradita.

La bambola rosa

Tenevo in mano
una bambola rosa,
era di pezza
ruvida e sporca
notti di ghiaccio
pressavano sogni,
la porta socchiusa
era lontana…
sorrisi e carezze
cullavano bimba
che un pezzo di stoffa
di madre si è fatta.

Elisa Zoccheddu da “È solo un istante”, Oceano Edizioni (2018)


Maria Teresa Infante
20/10/2020
Intervista pubblicata su
http://www.oceanonellanima.it/oceano/blogocn/blog

7 pensieri riguardo “Dialogando: Elisa Zoccheddu e la poesia dell’attesa

  1. Intensa e bellissima !!!
    Totalmente donna in ogni sfumatura !!!

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    1. Verissimo Estela e questi nostri incontri sono delle piccole pause di benessere quotidiano. Grazie di cuore per la tua sempre affettuosa presenza

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    2. Grazie Estela, solo Maria Teresa poteva rendere questa chiacchierata, un momento intenso e piacevole.

      Piace a 1 persona

    3. Grazie Estela, Maria Teresa è riuscita a rendere questa chiacchierata un momento intenso e piacevole.

      Piace a 1 persona

  2. Grazie Maria Teresa
    per avermi preso per mano
    e mostrato la strada. Raccontare è anche viaggiare, e tu sei stata un ottima compagna che mi ha camminato a fianco.
    Elisa

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    1. Elisa è stato un piacere percorrere questo tratto di strada insieme, spero che il nostro viaggio continui nel tempo..ma ne sono quasi certa!

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      1. Ne sono certa. Grazie. È stato un onore.

        Piace a 1 persona

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