Amalia Testa -Trasparenze d’anima

Poesia visiva e tattile, da contemplare e accarezzare, da vivere e sfiorare con mano, con l’affaccio sull’universo cromatico che ruota attorno alla sua poliedrica personalità artistica, in perenne mutamento, forte di una maturazione interiore, conoscenze e abilità professionali, acquisite con dedizione e passione innata.

Un linguaggio espressivo di forme e significanze variegate, eppure complementari, se rapportate alle intuizioni creative che non si discostano dalla specificità propria di Amalia, che rivela eleganza e raffinatezza all’occhio, traslata nelle raffigurazioni delle sue opere.

Versatilità procreatrice, manifesta nella tecnica della pittura e della scultura in cui, a farla da padrona, è l’intuizione dei contenuti, in ogni rappresentazione, mentre l’accostamento cromatico è il fulgore che allerta e nello stesso tempo, doma i sensi, con le sue tonalità mai urlate o aggressive ma rispondenti a concetti di naturale estasi emotiva.

Una connotazione artistica che capta l’attenzione nell’immediato, rimandando a percezioni sensoriali positive e messaggi intrinsechi, volti alla considerazione del bello o di condotta umana e tematiche sociali.
Che si tratti di nature morte, paesaggi o figurativo, il richiamo è alla grazia e all’evanescenza, con cadenze oniriche e spesso fiabesche, con luci che non hanno ombre d’interni, ma illuminano l’interno, spesso oscurato dall’apatia del quotidiano.

È con la lavorazione del vetro che le creazioni della Testa raggiungono il massimo splendore, forti di un’originalità che la contraddistingue nel suo percorso e ne esalta la maturazione artistica e personale. Amalia rifrange nel vetro la trasparenza di un mondo interiore, fragile all’assalto emotivo e la condensa nel vigore e nell’energia della concretezza della materia, che riflette luminosità d’intenti.

Ogni sua opera è un invito, una pausa nel cammino, un libro da leggere e sfogliare, non solo con gli occhi, ma trasmette il bisogno di toccare, tastare “il soggetto terreno” per sentirlo reale, in tutta la diafana bellezza che ne deriva.  Così come, nei bassorilievi su vetro, con legature in piombo, oltre all’estatica contemplazione, si avverte l’esigenza di sfiorare i particolari in risalto che sembrano venire fuori dal contesto, senza contaminarne l’armonia, anzi rafforzandola, richiedendo una certezza tattile, quasi una carezza, per sedarne il bisogno.

Le sue lampade, dallo stile unico e inconfondibile, irradiano solarità calde e avvolgenti, in evocazioni antiche, innestate sul nuovo che avanza e conquista. Opere in cui l’arte – come per le sue vetrate – entra a far parte del quotidiano, scalzando la follia “dell’usa e getta”, delle mode di fretta, del tutto uguale, imposti dal globalizzato e, l’oggetto si riappropria dell’anima che le era stata sventrata, riconducendoci alla bellezza che nobilita e eleva l’individuo, all’ “oggetto di culto”, visto come opera d’arte, da preservare, tramandare e custodire per l’ampia valenza che ne deriva.

Un’artista dalle mille sfaccettature, che cerca di non rimanere ingabbiata nello stereotipo inventivo da lei stessa creato, che la contraddistingue come “artigiana del vetro”, ma è capace di sorprendere, si ridisegna e rigenera continuamente, in sfida con se stessa, sperimentando l’oltre del già fatto, del già passato.
Un contesto in cui si evince la capacità di innovazione e di mantenersi costantemente al passo con i tempi, se non anticiparli. Un cammino evolutivo per sviscerare il bombardamento creativo in cui, le forme, le linee, le figure, intrecciano danze amorose con i contenuti interiori, avvolgendo, alla guisa di una doccia sensoriale benefica il fruitore, che ne rimane assolutamente coinvolto.
E non potrebbe essere diversamente, viste le indiscusse abilità conoscitive, le capacità professionali e le intuizioni dalla spiccata matrice personale della nostra artista che esporta, in ogni parte della penisola e all’estero, il talento partorito nella nostra generosa terra.

13 ottobre 2018                                                                                  
Note di Maria Teresa Infante           

L’Artista durante la lavorazione di una vetrata

INTERVISTA

            

Conobbi Amalia Testa qualche anno fa, in occasione dell’appuntamento annuale del Festival mondiale “Palabra en el mundo” in cui, artisti e poeti del territorio di Capitanata diedero il loro contributo per divulgare messaggi e parole di pace. Fin da subito mi chiesi come, una figura eterea e leggiadra, potesse emanare tanta forza e vigore espressivo nelle sue opere. Eleganza e raffinatezza, nasce a San Severo, dove vive ed esprime se stessa, soprattutto mediante l’arte vetraria, con tecnica “Tiffany” di cui è una profonda interprete. Oltre ad aver fatto parte per circa un ventennio dell’Ass. “Lo scrigno” di San Severo, si è occupata di volontariato per sei anni, come membro dell’A.V.O.
Oggi è ancora ad una svolta della sua prolifica carriera artistica con l’inaugurazione della sua Galleria-Studio d’Arte e ne approfitto al volo per approfondire la sua conoscenza davanti a una tazzina di caffè:

MT: Se dovessi definirti in due parole, chi è Amalia Testa?
– Sono essenzialmente un’artista autodidatta, tutto ha inizio dalla profonda passione per ciò che creo.

MT: Quando nasce l’artista; c’è un momento preciso della tua vita in cui scatta l’estro creativo, magari in seguito a situazioni o accadimenti particolari, oppure ha sempre fatto parte di te?
– Credo che l’Arte sia nata con me.  Penso di averla nel DNA.  Sin dalle scuole elementari mi è sempre piaciuto molto disegnare e dipingere. Lo facevo con grande piacere. Posso dire che l’estro creativo si sviluppò soprattutto quando mi si presentò l’occasione di frequentare un corso di Arte Vetraria. È stato come aver incontrato il grande amore della mia vita ed avere la certezza che sarebbe rimasto tale per sempre.

MT: Come dire che un amore vero resta per sempre. Hai avuto dei maestri ispiratori?
–Il mio maestro ispiratore, per quanto riguarda l’arte vetraria è stato assolutamente il grande Louis Comfort Tiffany.

MT: La tua arte, spazia a raggiera, dando ampio respiro ai vari momenti creativi che vivi, ma possiamo definirti soprattutto “artista del vetro”, senza per questo delimitare a un solo campo la tua professionalità. Come mai il vetro, visto che richiede, oltre a intuizioni creative anche una specifica padronanza manuale e tecnica della materia utilizzata?
–Sono cose che accadono con naturalezza; quando ho iniziato il corso di arte vetraria, mi sono subito resa conto che ero nata soprattutto per questo tipo di arte. Per quanto non avessi mai preso in mano un tagliavetro, non ebbi mai neanche la paura di tagliarmi. Lo sentivo già familiare tra le mani. Tra me e il vetro ci fu subito un grande feeling.

MT: Nel tuo percorso si evince, con estrema chiarezza, la capacità di innovazione e di mantenersi costantemente al passo con i tempi, se non di anticiparli, cercando di non rimanere ingabbiata nello stereotipo che comunque ti contraddistingue ma sorprendi, ti ridisegni e rigeneri continuamente. Arrivi all’astrattismo il che sottende una nuova visione della realtà; come ti poni oggi, al cospetto del bombardamento sensoriale a cui siamo soggetti?
–Questa mia esigenza nasce da una forza interiore e dall’amore per la ricerca e la sperimentazione. L’astrattismo per me non è altro che un linguaggio diverso del creare. Prima di creare un’opera astratta ho avuto bisogno di capire il concetto di astrattismo. Esso è reso sulla tela o altro oggetto, come incontro e mescolanza di energie mimate, inoltre rispecchia molto l’era che stiamo vivendo, dove tutto è vago, non definito, “Astratto.” Un quadro astratto ha bisogno di una lettura più approfondita e solo un occhio attento può leggere e capire.

MT: Il tuo curriculum è ricchissimo, con recensioni di noti critici d’arte su giornali e riviste del settore ed è denso di riconoscimenti ottenuti ai vari concorsi, con partecipazioni a numerose collettive di pittura, esposizioni presso Enti pubblici, Gallerie e Circoli culturali in numerose città italiane. Uno dei momenti più gratificanti?
– A dire il vero ogni riconoscimento è sempre una grande soddisfazione ma non potrei non citare gli Alti Riconoscimenti ricevuti con l’Accademia “Italia in Arte nel Mondo” nel corso degli anni e le mie due opere che sono state selezionate e fanno parte dell’Archivio della “Collezione Sgarbi”: La Sacra Famiglia N° 231 di archiviazione e Laguna d’autunno N° 232.

MT: Quanto costa l’arte, per una donna? Siamo ben consapevoli che non è la corsa agli uguali diritti che ci farà cambiare, perché una donna non rinuncerà mai ad essere “una e tante”, nonostante i grandi sforzi per tenere a bada le sue varie nature.
– Per una donna l’arte non si può quantificare. Ha un prezzo inestimabile, fatto di grandi sacrifici, di rinunce, di tenacia, di perseveranza, di grande passione e forza d’animo.

MT: Il tuo percorso artistico si è svolto in solitaria o sei stata affiancata dal supporto della famiglia?
– L’appoggio della famiglia è stato fondamentale. La collaborazione e il supporto di mio marito hanno fatto sì che oggi potessi raggiungere un tale traguardo; senza, sarebbe stato tutto più difficile.

MT: Altri progetti imminenti di cui vuoi darci un’anteprima?
 –Mi piacerebbe divulgare e far conoscere ad altri questa meravigliosa arte del vetro, la composizione e creazione delle lampade, delle sculture ecc. Nello stesso tempo, condividere il mio spazio con tutti quei bambini che, per qualsiasi motivo, non hanno modo di dare libero sfogo alla propria creatività. In me, donna e artista, c’è e ci sarà sempre quella forza inesauribile che ci distingue sin dalla nostra creazione.

MT: L’opera a cui ti senti più legata?
– A dire il vero mi è difficile scegliere; le opere per me sono figli e, come tali, le amo tutte allo stesso modo. Tuttavia potrei dire che sono legata particolarmente all’ opera “Pronti per spiccare il volo.” È un’opera astratta, dipinta con smalti su vetro, in cui sono raffigurati tre palloncini che rappresentano i miei figli, Massimiliano, Andrea e Giuia, pronti a spiccare il volo.

MT: Cosa consiglieresti ai giovani che vogliono intraprendere la tua stessa attività artistica?
Consiglierei di armarsi di tanta pazienza e precisione. Sono due qualità fondamentali per applicare l’Arte del vetro. Ma soprattutto tanta, tanta passione, senza la quale non si può procedere.

Grazie di tutto Amalia, ad maiora semper et meliora e che i tuoi sogni continuino a dare vita all’estro che è in te.

Maria Teresa Infante

 

2 pensieri riguardo “Amalia Testa -Trasparenze d’anima

  1. Grazie Maria Teresa per avermi descritta così pregevolmente e sono lusingata di essere presente nel tuo bellissimo e nutrito blog.

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    1. Un sincero piacere poter parlare di te e soprattutto onorata tu possa avere apprezzato il mio pensiero.

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