Verità surreali – L’arte di Giacomo De Troia

Uno stile personalissimo seppure evidente l’influsso della corrente artistica del cubismo che in seguito svilupperà in maniera del tutto autonoma ed originale e da cui si differenzia, anche per quanto riguarda le tonalità, le linee, le forme, supportate da una motivata funzionalità, in cui nulla è lasciato al caso.

Le sue opere, volutamente provocatorie, mirano alla denuncia di un’umanità alla deriva, frammentata dalla corruzione e dal perbenismo di facciata.

Personalità di grande sensibilità l’artista sente su di sé il grave peso delle sofferenze degli ultimi che, come magma incandescente, riversa sulla tela.

Le sue opere sono rappresentazioni di un mondo, al primo impatto, grottesco ma attraverso il tono lenitivo dei colori, l’irruenza dei contenuti viene smorzata immediatamente e non disturba il fruitore, anzi lo attrae, stimolandolo visivamente, intrigandolo. E il paradosso diviene surreale, di una gradevolezza fantastica.

De Troia non inventa il quotidiano, lo rappresenta e non aggiunge nulla che non sia già sotto i nostri occhi, in mentite spoglie. Riesce a percepire la contemporaneità svelandola senza mezze misure, qual essa è, marcandone gli accenni per veicolare il messaggio, caricaturando l’invisibile per renderlo manifesto.
Dialogo che avviene tramite la raffigurazione delle condizioni e contraddizioni umane, passando attraverso ipocrisie, idiosincrasie, pregi, difetti ed eccessi.

Evidente il dualismo comunicativo con la diversificazione accentuata del maschio e della femmina – tratteggiati con sapienza somatica e corporea in cui i sentimenti salgono in cattedra– oltre che dell’uomo e della donna, rappresentati nell’espletamento delle loro funzioni comportamentali a carattere universale.

Il nostro Artista porta quindi in scena la vita, con tutte le relazioni, che siano di coppia, o collettive, in ogni ambito, spaziando dall’approccio sociale a quello politico, ambientale. I suoi protagonisti diventano teatranti, aggettivazione non dispregiativa ma a sottolineare l’esasperazione del modus vivendi. In fondo il teatro recita la quotidianità e sul palco tutto risulta dilatato per captare l’attenzione, dalla scelta degli abiti, al trucco eccessivo, alla gestualità. La stessa gestualità teatrale si distingue assolutamente da quella cinematografica, più minimalista. E in tale contesto trova aderenza l’arte del De Troia, in cui tutto risulta ampliato, ingigantito, fino a deformare i tratti interiori per renderli evidenti agli occhi.

Sbaglieremmo a definirla satira – il Nostro non è mai offensivo ma ha un incedere pittorico elegante – piuttosto la chiamerei ironia espressiva.
Quasi a dire: “Così è… se vi pare…” in cui evidenzio il richiamo pirandelliano data la corrispondenza dei contenuti riguardanti la caduta dei valori e degli ideali borghesi e l’interpretazione della realtà tra sogni e fantasia. Siamo agli inizi del novecento a conferma che l’Arte non è incasellabile in un contesto cronologico.

Terrei anche a sottolineare quanto la vivacità cromatica o diversamente le penombre, spennellate con metodo e intento, siano già direttive contenutistiche; ancora la padronanza delle linee curve o diritte e dei contorni incisivi o sfumati abbiano una precisa contestualizzazione. Inoltre l’importanza delle prospettive che, in De Troia, trovo fondamentali. In ogni dipinto giganteggia la figura protagonista perché l’artista ci indica già, con il richiamo alle dimensioni il tema principale quasi a voler titolare l’opera mentre le “comparse” risultano rimpicciolite o in spazi marginali.
La matrona dalle forme tonde e abbondanti, o l’innamorato smilzo e scarno sul cui petto palpita un cuore, poggiato sulla giacchetta; la femme fatale dalle curve sinuose o l’eroe rivestito dalla corazza, il politico corrotto dai lineamenti animaleschi.
Tutto è vitale, in movimento, con le figure che paiono prendere vita da un momento all’altro, in una visione tridimensionale.

Altra singolarità la troviamo negli arti, con le giunture richiamanti alle marionette e le conseguenti movenze in fieri, a indicare un cammino evolutivo identitario o individuale spezzato, corroso, ferito e medicato. Ancora gli ovali del volto con le sole orbite. Impossibilità di guardare al futuro? Di vedere vie d’uscita o solo intenzione di non dare precise connotazioni fisiche che svierebbero il messaggio centrale?
Forse tutto questo o forse estro caratteristico perché ogni suo dipinto è simile a un libro da sfogliare, una pagina dopo l’altra, in cui esistono il punto, la virgola, la parentesi; un’avventura narrativa con un prologo, un climax e l’epilogo.

Il suo è un urlo di speranza nel cambiamento, ancora fiducioso nella redenzione dell’essere umano.
Il fine ultimo è quello di ricondurre ai sentieri dell’amore – “Amore sublime” il titolo di una sua personale – attraverso la presa di coscienza dei mali in cui l’individuo naviga da sempre, in ogni epoca e in ogni luogo.

Riflessioni e punti di s-vista di Maria Teresa Infante
16 maggio 2020

Giacomo De Troia

Nota Biografica

Giacomo De Troia si occupa di arte da circa trenta anni. Il suo talento si è manifestato fin da giovanissimo con creazioni prima su terracotta, ceramiche ornamentali, vetrate d’arte per cappelle, fino a trovare una sua dimensione artistica veicolando il linguaggio espressivo nella pittura. Ad oggi utilizza quasi esclusivamente colori acrilici.

Fondamentale per la sua formazione l’incontro con il maestro d’arte Guerrino Bardeggia mentre, nel 2003 il critico d’arte Martucci fu il primo a definire la sua arte teatro della vita, in cui ognuno può identificarsi o riconoscere espressioni del mondo contemporaneo.

La sua carriera lo vede attivo in varie mostre e collettive in diverse parti della penisola e all’estero a cominciare dal 1990 a Lucera, Vieste, Cattolica, Brera a Milano, Saronno, Bologna, Termoli, Pisa, Foggia, Bari, San Severo, Grottaglie, Sassari Chieti, Novara, Pescara, Melfi.

All’estero: nel 2000 a New York con i galleristi associati di Ancona; nel 2010 a Parigi, Galleria dell’Europa; nel 2017 a Dubai con Italian vanity art exhibition e ancora in Belgio e Innsbruk sempre nel 2017.

Le personali a Foggia nel 2014; a Grottaglie (TA) nel 2015 con “Il teatro della vita”; a Chieti nel 2017. L’ultima personale “Amore sublime” si è tenuta a San Severo il 7 dicembre 2019 presso il “Centro Arte Anse” del maestro Anselmo Maggio deceduto a fine anno.

Un pensiero riguardo “Verità surreali – L’arte di Giacomo De Troia

  1. Sei riuscita a raccontare ogni dettaglio di quest’anima che sa esprimere i disagi con fermezza, così come la speranza che si intravede appena, ma che esiste, ed esercita un richiamo al quale non si può sfuggire.
    Ed io mi tuffo nelle profondità, a cogliere un significato nascosto che rispecchia gli anfratti più o meno gloriosi di me stessa !

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