L’ultima notte – Giuseppe Scaglione

Les Flaneurs Edizioni, 2021
pp. 198 – Euro 15,00

Bisogna completare la lettura, restare in bilico sulle ultime righe della narrazione per comprendere che il titolo “L’ultima notte” va ben oltre una tradizionale storia poliziesca.
Un volume di 198 pagine, Les Flaneurs Edizioni, che si posiziona tra il genere letterario “poliziesco” e la “detective story” in cui il protagonista/eroe campeggia sulle vicende in veste di artefice, padrone del contesto in continua evoluzione.

Giuseppe Scaglione, alla sua terza pubblicazione personale – oltre le varie presenze in Antologie – ci conduce all’interno del capoluogo pugliese, sua città d’origine, per dare vita a storie dai contenuti agghiaccianti quanto reali.

L’aurora tingeva il lungomare, opaca e lattiginosa. Impossibile distinguere la linea dell’orizzonte, mare e cielo apparivano un’unica biancata, in attesa che il sole radente dell’alba restituisse a ogni cosa il suo colore e accendesse di luce le facciate dei palazzi.
Un incipit che riporta anche alla passione e l’interesse per la poesia, evidenziati nel blog personale Correlazioni.
Ed è così che tra i vicoli di Bari vecchia, la laconica e misteriosa bellezza del lungomare – mai come nel silenzio delle ore notturne – la calura asfissiante e salmastra delle giornate estive e i ricordi che s’aprono all’improvviso il commissario Andrea Lamparelli, appena trasferito dalla Questura di Torino, su sua richiesta, è alla ricerca dei punti di congiunzione con i luoghi d’origine.
L’appartenenza a una terra arida di sogni giunge procace, a mostrare ogni sua grazia, ammaliante alla stregua delle donne che incontrerà nello svolgersi della vicenda, non immuni al suo fascino.
Lamparelli dovrà districarsi tra le voci del passato che tornano prepotenti alla memoria, l’amore per la famiglia, la sofferenza per la malattia del padre – in cui il tema dell’Alzheimer è trattato con discrezione e tenerezza, senza cadere nel pietismo ma tenendo salda la dignità dell’uomo – e il lavoro che impone ritmi doverosi, pressanti costringendolo a rimandare l’aut-aut con se stesso.

Trama coinvolgente, intessuta con sapienza e cognizione di causa in cui è ben evidente lo studio del fenomeno criminale descritto e dei risvolti di un contesto sociale meno marginale di quanto si possa credere, radicato in ambienti impensabili all’occhio del perbenismo. All’abilità creativa, capace di sviluppare una narrazione avvincente, si aggiunge il merito di aver portato all’attenzione del lettore le piaghe più vergognose non solo del mondo contemporaneo ma di natura atavica, difficili da estirpare, quali la pedofilia e la prostituzione minorile.
Un testo non fine a se stesso, come mero esercizio letterario, ma di profonda denuncia per il male sommerso e i crimini miserabili tollerati da una società sempre più dedita alla frantumazione etica e morale. 
Romanzo veritiero, nessuna fantasia o effetti speciali, niente voli pindarici, tesi fantascientifiche, futuristiche o inverosimili ma cruda e amara realtà in cui un “poliziesco” si offre ad alibi per scuotere le coscienze, per portare alla luce il degrado sociale e le perversioni di menti deviate che si aggirano indisturbate a seminare dolore e morte, incancrenendo il tessuto metropolitano in cui Bari si presta a simbolo – da notare il richiamo alle vicende di Bibbiano – di un male ampiamente diffuso e tollerato ad ogni latitudine e longitudine.

Sotto i riflettori anche l’indole dell’animo umano senza escludere l’analisi della personalità del Commissario che sarà impegnato su due fronti, la caccia alla malavita e alla corruzione, circoscritta ai luoghi di cui ha profonda conoscenza e la ricerca di se stesso. Il lungomare barese come luogo prescelto per l’intima meditazione spesso è muto ascoltatore e spettatore inconsapevole di un dialogo interiore struggente. Giuseppe Scaglione infatti è riuscito a dare un’anima al protagonista in quanto individuo, non solo abilità, perspicacia e intuito professionale.
Lamparelli si interroga, indaga, scandaglia se stesso, trova spazio ai dubbi, alle mancanze che lo attanagliano quali l’assenza di una stabilità familiare, desiderata ma mai rincorsa, sempre alle prese con amori impossibili, difficili. – Scelte inconsapevoli? – L’uomo si mette sotto accusa, errori e tentativi, fallimenti e illusioni e ancora ci riprova, combattuto nell’attrazione immediata fra due donne. Sesso e amore, come distinguere l’uno dall’altro? Necessità primordiali e sentimenti, confusione e fatica nel riconoscerli. Forse è il momento giusto o forse “quell’ultima notte” avrà sancito il suo destino di uomo, il suo viver(si) giorno per giorno, contrariamente alle certezze soddisfatte dai successi professionali.

Evidente padronanza linguistica, ricchezza lessicale, “pulita” senza il bisogno di attingere a una terminologia triviale, scurrile o provocatoria, nessuna ridondanza descrittiva o superflue anafore letterarie ma un viaggiare limpido del contesto narrativo che poggia sull’impianto compositivo di una scrittura certa e ben delineata rendono L’ultima notte un romanzo dal carattere solido e appassionante. Oltre che di doverosa denuncia, immenso valore aggiunto per il suo carattere divulgativo.

Maria Teresa Infante

Giuseppe Scaglione, barese, ha scritto recensioni d’arte per varie testate, generaliste e specializzate.
Ha curato mostre e altri eventi.
Dal 2016 ha un proprio blog Correlazioni – Arte & Cultura dove scrive recensioni d’arte, poesia e narrativa: https://correlazioniblog.wordpress.com/blog/
Nel 2017 ha pubblicato il noir La figlia e nel 2019 il romanzo di formazione La verità del mare.
Ha partecipato con un racconto all’Antologia Oltre il vetro nel 2020  e nel 2021 all’Antologia C’era una volta in Puglia.

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