La Dea

Immagine web-Dipinto dell’artista Brian Kirhagis

Monologo

Parlano di terre floride e assolate, di cedri e di limoni che cadono dai rami e colmano le braccia e io ricordo spiagge che di alghe non avevano memorie e i pesci mi guizzavano dintorno, sfidando mareggiate e le correnti e le caviglie e i piedi avevo pieni di collane, che al collo non riuscivo a sostenere.
E quanti baci avevo nelle sere, le labbra schiuse e odori di eucalipto, sentivo il mio respiro farsi pane e ogni briciola serbavo nelle tasche perché ne avessi cibo l’indomani.

Sul tronco, con coltelli già affilati scrivevano “ti amo” ed “I love you”, senza saper che duole la ferita.
Io mi sentivo arbusto senza vita e gocciolavo lacrime di mirto che linfa non avevo più a nutrirmi, eppur continuavano a scolpirmi, felici di lasciarmi impresso un nome, che il tempo avrebbe d’edera ammantato.

Mi amavano e li amo, ma come fanno a incidere il mio petto, pensando solo al loro godimento?

Parlano di terre floride e assolate, anch’io le vidi e le ho attraversate ed ero terra o forse cielo aperto, magari ero solo un fringuello per poi far da bersaglio al tiro a segno, oppure un gabbiano sullo Stretto che amava spazi immensi e grandi mari e su uno scoglio si sentiva un riccio, la cena adatta per il pescatore che il mondo vede solo da un battello e a casa torna sempre a mani vuote.

Mi amavano e li amo, eppure su di me hanno spergiurato e piedi e mani mi hanno attraversata.

Fertile terra, zolla da sterrare, magari da piantarci un fiore a marzo per poi poterlo offrire a colazione, insieme al caffè latte e al gianduiotto.

Ora il mio campo è incolto e il grano non ha più le spighe, le han date in pasto ai servi del confine. Povere terre floride e assolate, hanno strappato pure le radici ed i limoni cadono dal cielo a dare pioggia e un po’di refrigerio, con il sapore dolce dell’amaro che si confonde con il melograno, che in fondo a una soffitta ho conservato.

Mi amavano e li amo, eppur bellezza m’hanno depredato e la mia bocca piena, saccheggiata.

Quando la notte incalza, malinconie inondano la stanza.
“Povero bruco gli hanno dato il volo ed ha lasciato il bozzolo di vetro in cui la vita aveva il dono del mistero.”

Anch’io cercavo d’essere farfalla, volare ad ogni battito di ciglia, librare sopra prati e sui vigneti, stendere i seni sopra gli uliveti, provare a bere nettare di pace. E ogni fiore mi donava un pasto, in cambio gli lasciavo i miei colori, serviti insieme a polvere di sogni.
Morivo piano quando su una mano, mi riposavo e decoravo il palmo ed il mio volo hanno deflorato.

Mi amavano e li amo, ma le mie ali hanno accarezzato, sapendo bene che ne sarei morta.

Eppur vorrei volare ancor sul palmo, sentire l’aria che mi ingoia piano tra quelle terre floride e assolate, rimescolando un suono di violino che si confonde al campo di granturco, sul quale il vento pizzica col plettro.
Le sento ancora quelle quattro note, cadermi dentro e riscaldarmi il cuore e io cantavo come canta un folle ed ero musica distesa sui canneti, la sinfonia di una sorgente d’acqua, la quinta nota sopra il pentagramma, che zampillava e rinfrancava il corpo, poi si spogliava e al fiume si donava.

Mi amavano e li amo, morivo piano ma non lacrimavo, mentre la pelle si squamava al sole.

Non domandarmi se mi hanno amata o se d’amore mi hanno uccisa piano, ma qui lo giuro, il palmo sul mio petto, son stata terra florida e assolata, terra di vanto, miti e di conquista, ora alla morte mi hanno consegnata e in altre terre sarò concimata.

Ero la carne prona sul tuo petto
ero l’immagine affissa a un calendario
la sola Dea nel Viaggio profanato.

Eppure ancor li amo…

Maria Teresa Infante
Tratta dalla silloge “Rosso sangue”, Oceano Edizioni, 2018


2 pensieri riguardo “La Dea

  1. E da questa verità non si può fuggire, non si può firmare la testa per non pensare.
    E lascia un segno fin dentro l’anima ad ogni rigo.
    Gonfio si fa il cuore di lacrime Maio versate !
    Complimenti Maria Teresa . . . leggo e rileggo ed ogni parola è un canto . . . ogni parola è “Santa”!

    Piace a 1 persona

    1. Onorata sempre per la tua graditissima attenzione non posso che ringraziarti di vero cuore; donne che parlano di donne e d’amore. Grazie ancora!

      "Mi piace"

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