IL RICHIAMO su “Pomezia-Notizie” a cura del dott. Domenico Defelice, fondatore e Direttore responsabile della Rubrica letteraria

IL RICHIAMO
Oceano Edizioni, 2017 – Pagg. 120, € 13,00.

Di Maria Teresa Infante, pugliese di San Severo, abbiamo potuto leggere, quasi in contemporanea, due intense opere: Rosso sangue (Oceano Edizioni, 2018) – poesie in difesa della donna, contro il femminicidio che, quasi ogni giorno, immola una vittima innocente sull’altare del falso amore e della bestialità dell’uomo – e Il richiamo (L’Oceano nell’Anima Edizioni 2017), un racconto/romanzo ambientato nel Sud degli anni a cavallo, più o meno, lo scoppio della seconda guerra mondiale e il boom economico, allorché c’è stato un enorme flusso migratorio dal Meridione d’Italia verso il Nord in cerca di lavoro e di una sistemazione più agiata e dignitosa.

Peppino, infatti, è un giovane pugliese che abbandona la famiglia e la terra per recarsi a Torino, dove svolgerà diverse attività e lavorerà, per un certo periodo, anche alla catena di montaggio della FIAT; farà ritorno nella sua terra in seguito alla morte del padre e riscoprirà affetti e amori latenti nel suo cuore, lasciandosi definitivamente aggrovigliare dalle ataviche radici.

 Il richiamo – scrive Giovanni De Girolamo – è “Un affresco in un microcosmo intimista, all’interno del quale ruota l’uomo con tutte le sue debolezze, la voglia di riscatto, la malinconia, ma anche la sua imperiosa voglia di continuare a essere, nonostante tutto, protagonista della propria esistenza.”; “Un libro – afferma Massimo Massa – che celebra il legame emozionale del protagonista, Peppino, con la propria terra natia, con la memoria del passato, i luoghi in cui è cresciuto, con gli affetti a lui più cari.”.

 Il richiamo è veramente una bella pittura, impastata con i colori intensi dei sentimenti e delle passioni. Tutti i personaggi, ad esclusione di qualcuno (Giammarco, per esempio, Paolo) sono ben definiti, anche nei loro affetti – sempre intensi – e nelle loro asprezze (“i figli si baciano mentre dormono”), frutto, spesso, dell’ambiente e “di un’educazione rigida e severa”.

Il linguaggio è essenziale, supportato da un’ottima punteggiatura e la narrazione fluida, veloce, senza fronzoli, priva assolutamente di retorica. Un quadro forte e veritiero di un Sud agricolo, che ha la terra come unica fonte di ricchezza, e di uomini e donne con le loro aspirazioni, le frustrazioni e le loro conquiste faticose, perciò più gratificanti, macerate come sono nei sudori e nel sangue.

Riteniamo doveroso lasciare al lettore la scoperta della trama e l’approfondimento dei personaggi – principali, come Peppino e Cecchino; secondari, come Soccorsa, Maria, Lucrezia – e accennare almeno a due protagonisti, in genere mai sufficientemente considerati, perché rappresentano lo sfondo, le quinte del palcoscenico sul quale si svolgono gli eventi: la Terra e la Natura in genere.

 La Terra, ne Il richiamo, è “un’amante avida e insaziabile”, che fagocita l’essere e gli succhia perfino l’anima, “trascinandolo con sé, nella morsa senza scampo” e “da cui molti vanno via, ma che aspetta sulla soglia, in silenzio, il ritorno di ogni figlio, raccogliendolo nel proprio grembo”. Terra sentita da Peppino come essere vivente, insomma, giacché “emanava calore, lo sentiva sotto le mani. Come un corpo caldo. Era vivo, Respirava sotto di lui. Alitava. Pulsava” e come un corpo vivo essa viene spesso dall’uomo profanata “come una mamma a cui è stato strappato il figlio squarciandone il ventre (…), nuda. Immobile. Arresa. (…) Tra la fissità delle acque paludose del lago di Lesina che ruba un lembo (…) alla pianura del Tavoliere, le acque dell’Adriatico e le prime rocce del Gargano, le cave di marmo di Apricena erano uno squarcio nel paesaggio natio”.

La Natura ha spesso la pastosità della pittura impressionista e a volte richiama Van Gogh: “Il campo di girasoli si illuminò alla sua destra, strappandogli una smorfia (…). Il giallo oro sfolgorava lungo tutto il lato destro della carreggiata, animando la piana”; “il cielo. Nella sua terra ha un colore che nessun cielo ha mai avuto”; “…un colore, una sfumatura di verde tra le fronde che si lasciavano attraversare dal volo delle gazze o una striatura tra le nuvole che disegnavano l’azzurro, come una tela i Monet.”. La Natura è animata, a volte, “solo dal leggero fruscio delle foglie degli alberi, un bemolle pizzicato dal respiro caldo del vento”; altre volte, dall’ordine, dovuto alla sapiente mano del contadino, che ama svisceratamente la sua terra e la lavora con mano d’artista: “La campagna, ben curata, era un mercato ortofrutticolo a cielo aperto”; “Tra i filari, il vecchio melograno offriva alla vista le ferite aperte dei suoi frutti e le perle rosso rubino”.

 Un invito a leggere questo bel libro e a gustarne anche odori e sapori.

Pomezia, 14 agosto 2020.

Domenico Defelice

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