ALICIA. Apparenza: inganno o verità celata?

Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti. 
Luigi Pirandello

In fondo cos’è l’apparenza se non un aspetto della vita stessa, se non l’altra faccia della medaglia, se non l’antitesi che conferma l’esistenza di una tesi, perché non esiste l’esatto senza il suo contrario. L’apparenza non è un falso, ma corrisponde a verità, a una delle sfaccettature della personalità, a un bisogno, una necessità intrinseca dell’individuo. Oscar Wilde docet:
“Solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze.”
Dovremmo forse assoggettare a giudizio critico il motivo per il quale si indossano maschere: necessità interiore di sopravvivenza quale scudo, corazza o mera vanità, bluff, per ingannare il prossimo dando una visione distorta di se stessi, superiore a ciò che effettivamente si è?
Vorrei soffermarmi sul coraggio della dignità e non sulle maschere indossate per esigenze intime e personali, morali o immorali che siano. A distanza di anni mi tornano in mente piccoli episodi tramandati da mia nonna, insegnamenti di vita, senza che se ne rendesse davvero conto. Nata nel 1914 visse in maniera diversa i periodi bui del nostro Paese e le sue storie catturavano sempre la mia curiosità. Mi raccontava spesso della maniera dignitosa con cui la gente conviveva dopo essere caduta in miseria, cercando di mascherare disagi e spesso anche fame. Mi narrava della sua vicina, con un marito al fronte e due figlioletti da allevare da sola, col poco a tavola e mai un lamento, anzi, il suo portamento elegante, il suo buon gusto, la sua capacità di rattoppare vecchi abiti, nascondendo buchini con un bottone, strappi con un merletto ad hoc l’avevano resa bersaglio delle invidie e delle cattiverie delle donne del paese. Invidiavano il suo poco, ma questo non potevano saperlo e lei mai avrebbe permesso lo sapessero, ne sarebbe morta di vergogna. Allora, benvenuta apparenza, quando veste i panni della dignità. Forse è pensando a lei, e a tante come lei, che è nata Alicia. Forse pensando a me e a tante come me, o forse pensando a voi, che vi ritroverete in Alicia, perché noi soli siamo i veri conoscitori della nostra vera essenza.


Il baratto
(per Alicia)

Alicia non la vedi neppure se ti parla, e dici di conoscerla ma non

l’hai mai guardata.

Alicia non ti chiede un torsolo di mela nemmeno quando ha fame,

se male sente dentro si finge sempre a dieta per evitarti ansie.

Alicia non ti dice di quanto sonno perde e non ti fa capire

se è stanca o se riflette, non cerca più carezze e ti sorride sempre.

E dici di conoscerla…

Se Alicia si lamenta del vento tra i capelli, credi sia capricciosa,

ma poi non dirà mai che ha i chiodi alle caviglie e sente nella

schiena tre lance e una lametta. Credi che sia forte e non hai mai

capito che è fiera e sempre altèra, non chiede e mai non prega,

non vuole paghi il conto mentre ti dà il suo riso.

E dici di conoscerla…

La mattina a messa gli sguardi di traverso sul suo vestito azzurro

si nutrono di idoli che nulla hanno di santo,

vorrebbero il suo niente insieme al suo cappello,

ma lei ha solo quello, e loro non lo sanno;

e nell’acquasantiera non bagna le sue dita, saluta e poi va via con

tutta la sua croce ma ti sorride sempre.

E dici di conoscerla…

Alicia ogni mattina si sveste e si riveste, si spoglia e poi si copre

per cento volte e un’altra e appende nel suo armadio la pelle e non

il cuore, e quando la deludi la lava e la ripone, ma non la cambia mai;
eppure quante volte ti si è mostrata nuda e non hai mai notato

che insieme alle sue calze cadeva il suo sorriso.

E dici di conoscerla…

Alicia non ha un trolley perché non ha ricordi da trasportare

altrove, eppure le vorrebbero frugare nelle tasche per saccheggiare ori:
la credono regina, ma lei ha solo perle cadute dal suo pianto,

eppure te le dona insieme al suo sorriso.

E dici di conoscerla…

Alicia quando piange si chiude in una stanza e tira le persiane

perché non vuole un fiore donato quando muore; lei non sa parlare

e non ti sa spiegare se è orgoglio o forse un danno, dimentica il suo

nome, sente solo il cuore che ansima e che sbatte contro le sue

paure e non te l’ha mai detto.

E dici di conoscerla…

Alicia non si arrende perché non ha una spada, e se combatte ha

solo, le mani e le sue ali e vola sopra menti pesanti come i nembi,

ma tu l’hai messa al muro e poi l’hai fucilata. Ancora non lo sai di

quanto male fai, la lasci sulla soglia perché non ha mai freddo,

doni il suo cappotto a chi si dice nudo e lei sorride ancora.

E dici di conoscerla.

Alicia è nata grande eppure è andata a scuola ma poi tornava sola;

ora che rinasce e vive da bambina, chiedono la sua bambola di lana

e crinolina in cambio delle Barbie appese ai loro specchi.

Poi la credon matta se intona una canzone; lei, come un usignolo,

canta se vede il sole.

Ma tu non la conosci…

Spandevi cieli e prati agli angoli di strada, contavi monetine a chi

mostrava il palmo, dicendoti che Alicia avesse tutto quanto.

Alicia
non ha voce e se ti parla tace.
Alicia
ha gli occhi grandi, profondi come il mare.

Alicia
ha un cuore solo che non conosce amore, eppure ha tanta

fame di baci e di carezze, ma non direbbe mai che la sua pelle trema
mentre si svela a sera e che vorrebbe amare per una notte

e un’ora e farsi ricordare.

E ora

se hai capito che ha solo il suo sorriso, vorresti barattarlo

col loro triste pianto?

Alicia non vorrebbe, le basta tutto e niente.

Ma tu non la conosci.


Maria Teresa Infante
Dalla silloge “C’è sempre una ragione” 2014

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