Dialoghi: Donne in gioco

Donne in gioco

I parte

Qualcuno cantò “Son tutte belle le mamme del mondo”, basta la più semplice delle affermazioni a dare la misura di quanta bellezza abbia in sé la donna. Un individuo costituito dalla duplice matrice onna /madre; un dono di cui avere cura, ma per averne cura, prima deve avere cura di sé, madre non vuol dire annullarsi, ma rigenerarsi e fortificarsi.

Donna e madre, termini che si richiamano a vicenda; seppur distinti e scissi nella concettualità di pensiero, in ogni donna convive una madre a livello latente, che sia essa genitrice o meno, l’istinto materno è insito in lei, perché la donna è l’offerta, è il dono dell’accoglienza, è il tramite tra il terreno e lo spirituale, tra la carne e l’anima che in lei si rinnovano. Come disse papa Francesco ogni donna è madre, ci sono madri genetiche e madri chiamate alla maternità.

La donna è la zolla che si offre e accoglie, la madre è la pianta, il figlio è il suo frutto.

Oggi come ieri dovremmo soffermarci sulla generosità dell’essere Donna, sul suo donarsi al mondo.

Le nostre nonne dicevano che un parto equivale a un “parlare con la morte”. Ogni volta è un’incognita, ogni gravidanza è accompagnata da un senso di ansia perenne, ogni volta non sai mai come andrà a finire, fin quando non avrai la tua creatura tra le braccia.

Questo le donne lo sanno, lo hanno sempre saputo, eppure non hanno mai negato la loro essenza, hanno sempre generato e ancora lo faranno, per quel senso di maternità che le inchioda alla loro meravigliosa croce, per quell’appartenenza alla Terra, nata per germogliare e dalla quale non possono prescindere. La donna è la terra,

La Terra è il centro della vita, l’Inizio, la sua forma è rotonda, così come il ventre di una donna gravida, che diventa a sua volta culla della vita. In questo nuovo millennio sembra che le donne si stiano sempre più allontanando da quella che potremmo considerare quasi una missione della donna, esistono statistiche che indicano l’età media in cui si ha il primo figlio intorno ai 32 anni e in Lombardia, proprio nella nostra Italia si aggira addirittura intorno ai 34. La causa sembra essere la paura, la paura di non essere all’altezza, di non saper gestire la responsabilità di un figlio in linea con il modo di vivere sempre più frenetico e pieno di esigenze. Secondo gli specialisti, i sociologi, ciò non è in coerenza con l’essenza femminile che la donna porta in sé. Ci si è posti molte domande, forse perché la donna non vuole rinunciare al lavoro, all’indipendenza, ai vestiti alla moda, alle uscite con le amiche? Eppure la gravidanza non è una malattia; con un po’ di equilibrio e buon senso si può continuare ad essere madre e donna, l’importante è non pretendere di essere delle madri perfette. Non esiste un manuale della mamma, si impara vivendo. Ma perché queste paure recondite della società del progresso?

Commenti al post:

– Il ragionamento sugli aspetti materiali e le prospettive poco appaganti del futuro; il pensiero egoistico o negativo sono nemici della gravidanza e dell’ Amore a tutto tondo… Chi cerca nell’altro la perfezione non sa amare… Raymonde Simone Ferrier

– Forse perché alcune giovani donne hanno paura di perdere la libertà di muoversi, di fare carriera, dimenticando la loro natura, ben descritta da Te. Purtroppo vedo mamme che non si curano dei propri figli, li lasciano in mani estranee, mentre i padri si arrabattano come possono. Vedo intorno a me famiglie che non sono più vere famiglie, dove al centro non ci sono più i figli ma la corsa verso un benessere fasullo che non lascia spazio null’altro. . . dove andremo a finire? Estela Soami

– Non dimentichiamoci la reale e tragica difficoltà di tanti giovani e tante donne di entrare nel mondo del lavoro e l’impossibilità di costruire quel minino di base economica che consente di mettere al mondo figli. Non si può addebitare la scarsa natalità solo alla superficialità e all’egoismo di donne che preferiscono libertà e carriera... Marzia Cagnacci

– A parer mio, oggi le donne hanno acquisito una forma di egoismo non sano. Non sono disposte a rinunciare alla libertà che un figlio limiterebbe. Peccato perché dare la vita è un’esperienza indescrivibile che ripaga ampiamente una limitazione di libertà. Maria Rosaria Persico

II parte

I timori generati durante la gravidanza nascono a causa dell’allontanamento dal concetto divino di creazione, della donna accostata alla terra, perché nel passaggio durante il percorso evolutivo dal matriarcato al patriarcato ci si è sempre più allontanati dalla Terra, dal suolo, dall’energia, dal nutrimento, volgendo lo sguardo verso l’alto: “Padre nostro che sei nei cieli…” trascurando così il contatto con la Madre, origine di ogni principio.

Senza fare ricorso alle teorie delle culture orientali possiamo tranquillamente affermare che un fenomeno naturale quale la gravidanza è stato reindirizzato, nel mondo occidentale, solo verso la fisicità dell’evento, con estrema attenzione asettica, medica, del percorso gestazionale, spostando l’attenzione dai naturali bisogni fisiologici del corpo.

Basti pensare alla posizione innaturale del parto sul lettino, orizzontale, sfidando la forza di gravità anziché accompagnarla tramite l’antica posizione carponi in cui, anche la testa del bambino rivolta verso il basso, verso la terra, è in simbiosi con l’energia che da essa ne ricava e facilita il compito della gravità. L’intero Pianeta ha sempre cercato di tenerci avvolti nella sua placenta.

In Australia e in Nuova Zelanda persistono antiche e simboliche tradizioni riguardanti la placenta e il cordone ombelicale (whenua): le donne li seppelliscono sotto terra, vicino casa, possibilmente in prossimità delle radici di un albero, in maniera che ogni individuo diventi curatore della Madre Terra per tutta la vita, donando una parte di sé.

Tra le nostre tradizioni, quando le preghiere erano una delle poche certezze, Sant’Anna, madre della Vergine Maria, era invocata da tutte le donne che aspettavano un figlio.

Le donne gravide, ma anche quelle desiderose di avere un bambino, la pregavano spesso, specie nell’imminenza del parto e durante il travaglio.

A Santa Scolastica, sorella di san Benedetto, ci si rivolgeva in preghiera per avere il dono del latte materno, per poter nutrire i figli. Inoltre, in alcuni paesi esisteva la Madonna del latte. In una società povera, vittima della precarietà e dipendente dall’arbitrio della natura, l’allattamento costituiva un momento fortemente critico all’interno del ciclo riproduttivo. La mancanza totale di latte poteva esporre il bambino a gravi rischi, quindi era fonte di continua preoccupazione per le madri. Se ciò avveniva scattava una rete di solidarietà tutta al femminile e le madri che avevano latte in abbondanza si offrivano per allattare anche altri neonati che diventavano “figli/fratelli di latte”.

Ho divagato spontaneamente ma è stato naturale pensare a tutto questo, a cosa una donna rappresenti e a quanto ella sia l’essenza stessa di ogni germe di Vita, a quanto sia strettamente correlata con ogni Principio, perché ogni volta che apprendo di violenze, soprusi e maltrattamenti verso le donne mi domando come abbiano fatto gli uomini (genere) a perdere la strada che li congiunge al naturale equilibrio universale.

Mi chiedo come possano profanare loro stessi, senza che se ne rendano conto, perché ognuno di quegli uomini è figlio; perché per ognuna di quelle mani alzate, di quelle bocche infette, da qualche parte c’è una madre che si batte il petto per averlo generato.

Eppure le madri non perdono la speranza, non si arrendono, continuano imperterrite ad amare e farsi dispensatrici di corpi, a impastare con amore e sangue le anime, a coltivare asili in fasce, intonando nenie a bocche chiuse, cantando ninne nanne nelle notti in cui non si dorme e al mattino non si è mai stanche, seppur le spalle pesanti da far male.

Per questo è importante che tutte torniamo ad appropriarci di quel femminino sacro, espressione dello sconosciuto, del mistero della natura selvaggia e detentore dei segreti della vita.

Tenere ben salda la Strada che conduce alla nostra vera natura ed essenza, ritrovare il gusto per la ricerca interiore e svegliare la coscienza al nostro potere intrinseco e a ciò che siamo realmente, perché, come dice Peter Deunov, un grande iniziato contemporaneo:

“La salvezza del mondo è nell’elevazione della donna. Se non elevate la donna, o se lei non eleva se stessa, non si avrà la salvezza.”

Commenti al post:

 E noi piccole grandi donne 
camminiamo da sempre su sentieri impervi
senza mai fermare i nostri passi . . . 
nella certezza che se pur il cammino 
è lungo e difficoltoso
a volte si incontra 
quella piccola luce 
che ci ridà speranza 
e allora . . . 
con amore per la vita 
percorriamo la nostra strada 
tra se e ma !!!
Maria Teresa, sono messaggi fondamentali per le nuove mamme, per incoraggiarle a seguire le orme di chi ha già vissuto questa meravigliosa esperienza!.
. Estela Soami

Consapevolezze che si sono perse, ma che possono e devono essere ritrovate. Concordo, Maria Teresa... Patricia Vena

Le donne devono avere il coraggio di affrancarsi dalla millenaria convinzione di essere un surrogato del genere maschile. Perché per quanto emancipate possiamo essere, dentro di noi c’è sempre la certezza che il nostro valore sia direttamente proporzionale a quello degli uomini della nostra vita, che sia padre, marito, datore di lavoro, figlio ecc. Ne consegue che ribellarsi alle angherie o violenze subite viene vissuto con un senso di colpa. come un fallimento personale. La nostra religione insegna che la donna Dio (uomo) l’ha creata dalla costola di Adamo (uomo) e le ha data il dono di procreare attraverso l’unione con l’uomo. Insomma da subito viene sancita la dipendenza della donna dall’uomo. Questo retaggio che ad una prima lettura può far sorridere ed essere considerato superato in realtà ci tiene soggiogate da sempre e non sembra facile da superare. Questo però non significa che dobbiamo arrenderci… Marzia Cagnacci

Maria Teresa Infante

Dialoghi tratti da “Ciò che Caino non sa”, gruppo Facebook contro la violenza di genere e in difesa dei diritti dei minori.https://www.facebook.com/groups/786696731746050/


“Ciò che Caino non sa” è anche una sezione dell’associazione culturale “L’Oceano nell’Anima”http://www.oceanonellanima.it/oceano/caino.html










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