La vita non è essere vivi, ma stare bene… con se stessi

Non est vivere sed valere vita est.
La vita non è essere vivi, ma stare bene. (Marziale)


Rifletto su quanto leggo in giro. I social, benedetti social – tanto vituperati se volete, ma poi siamo sempre tutti lì – che ci consentono aperture e vedute diverse, scambi di opinioni e avverbi, a volte anche accesi, peggio del bicchiere di rosso, offerto quasi sempre a sproposito con quel che costa in quel posto (non fraintendete, mi riferisco sempre e solo ai social).


Auguri di “buon Ferragosto” buttati a mare, insieme a corpi nudi e abbronzati, perché non usa da queste parti e ti ricorda che fu “romana” la prima istanza, fatta di feste in mezzo ai campi e di riposo per il lavoro.
Auguri per la “festa dell’Assunta” e incontri l’ateo che ti sconquassa e ti rimangi l’omaggio e il conto, insieme a fette di fresco cocco e una spruzzata di acido orgoglio.


Ma filastrocche e ritornelli a parte mi viene facile andare indietro, dove cesello cocci e ricordi e la memoria sale a babordo…opss… anche a tribordo, perché non si fomentino le menti, che qui sinistra e destra non ci stanno. Qui siamo alacri solo di pensiero, fervido e vero. Almeno spero!

È ferragosto e tanto ci bastava; al mare col costume della festa (come di Pasqua o fosse anche Natale). Modelli in auge e corpi da ostentare, slip ascellari non puoi non commentare, con l’infradito e il cerottino che fasciava il dito.
I bimbi che passavano in rassegna il parentado ed anche il vicinato, un bacio, le moine, le zie da salutare, i nonni in primo piano e le palette in mano (se rotte ancor più care).

L’origano che si asciugava al sole tra i vecchi teli e i frutti dei limoni. La tavola già pronta dal mattino, col tavolino a parte per piccini (il cruccio per chi ormai era cresciuto e pretendeva il posto con i “grandi”). E pianti che parevano fanfare e risa che sgorgavano dal mare. La radio accesa, la tv in cantina e il giradischi che aspettava sera, che a salmodiare ci pensava il Tony e poi si apriva il circolo d’azione, ognuno col suo monito da dare, ognuno col suo dire personale. Ed il bicchiere che frizzava in mano, insieme alla cetrata che invitava. Il vino si mesceva fino a sera e i toni si limavano da soli.

Contavo venti posti tutt’attorno e si finiva in trenta per magia! Tutti insaccati, acciughe per bisogno, seduti su sgabelli di risulta. E ci finiva sempre la zia Assunta, sul sediolino alto di una spanna, lei che pesava cento (kg) e un ettogrammo.
Eppure che allegria tra quel ragù, frinivano finanche le cicale e i cappelletti come cosa sacra, mettevano d’accordo tutto il borgo.  I piatti che parevano catini, le brocche che svuotavano le angosce. I canti e gli stornelli sul divano, la pennica di strascico e la panza, a cui non si badava più di tanto (“uomo di panza uomo di creanza”; fortuna non ci dissero l’eguale, noi donne siamo silfidi d’amare)


Quindi mi dico e penso “che sarà mai l’augurio in questo giorno”? Ferragosto o 15 di agosto, l’Assunta che ci guarda da lontano? Orsù c’è festa e grilli per la testa.  C’ è tanto amaro sopra questo piano, non aggiungiamo sale su un gelato, c’è tanto di avariato in questo mondo.

L’orgasmo da emulare è sconsigliato, ma almeno il godimento ci è concesso.

Di tanto in tanto io mi lascio andare, poi mi ritrovo e torno ad…origliarvi.

Attenti che vi ascolto: BUONA ESTATE! Suvvia, lasciatemi giocare!!


Maria Teresa Infante

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close